MARIO PELINO nacque a Sulmona il 24 Agosto 1892. Iniziò giovanissimo a collaborare con il padre Alfonso nell'industria dei confetti; esperto nei problemi tecnici, apportò miglioramenti notevoli al sistema meccanico di lavorazione dei confetti ed inventò un macchinario per la produzione del citrato effervescente.
Le sue realizzazioni hanno avuto brevetti validi in Italia ed all'Estero (Germania, Francia, Svizzera). Ereditata alla morte del padre (avvenuta nel 1921) la fabbrica sita presso la stazione di Sulmona-Introdacqua, egli continuò a perseguire con tenacia l'idea di una rigorosa adesione alla formula classica del confetto sulmonese, il che, unitamente ad una perizia fondata su una lunga tradizione industriale, gli permise di continuare a raccogliere i più ambiti riconoscimenti in Italia e nel mondo.
Nel corso degli anni '30 si impegnò in un'appassionata difesa del confetto di Sulmona con l'intenzione di impedire che passassero "per confetti di Sulmona gli intrugli di farina e fecola impastati di zucchero e fabbricati chi sa dove" (da uno dei numerosi commenti dedicati all'iniziativa di MARIO PELINO: dal quotidiano romano "La Tribuna" del 22 gennaio 1935).
Iniziò la difficile lavorazione dei Confetti Argentati e perfezionò la fabbricazione dei Confetti ripieni di liquore o rosoli. Energicamente promosso da MARIO PELINO fu quel grande sviluppo delle esportazioni grazie a cui il confetto di Sulmona ha trovato entusiastici estimatori soprattutto nel Nordamerica, dove, fra gli abruzzesi ormai per sempre lontani dalla madre-patria, è stato assunto e si conserva come un simbolo tra i più significativi della terra d'origine.
Accanto all'attività industriale, che, per quanto intensa, non poteva esaurire tutte le risorse della sua vivacissima intelligenza, Mario Pelino si dedicò con passione e con risultati da molti ritenuti eccellenti alle arti figurative e alla musica.
Allievo del Prof. Pietro Piccirilli, eseguì a soli 13 anni pregevoli lavori ad acquerello, a carbone e a penna: a 15 anni modellò in gesso il proprio busto e diverse figure. A 18 anni compose dei valzer, divenendo poi un provetto violinista.
Nel 1922 partecipò con il Gruppo Corale di Sulmona alla "Settimana folcloristica abruzzese" di Pescara; nello stesso anno, quale presidente e mecenate del Concerto musicale d' Introdacqua, fondato intorno alla metà dell'800 dal suo bisnonno Panfilo Pelino, fece ottenere al complesso, nella spettacolare manifestazione dell'Augusteo di Roma, la Coppa d'Argento dell'Associazione Nazionale della Stampa.
Fondò e diresse a Sulmona l'Associazione Musicale Istrumenti con Archi (A.M.I.C.A.) (v. "Il Tempo" e "Il Messaggero" del 14 giugno 1973).
La sua multiforme personalità è stata oggetto di giudizi ammirati e lusinghieri da parte di personaggi della cultura, dell'arte e dello spettacolo tra cui Guido Albanese, Giuseppe Ciocca, Alessandro Cutolo, Edoardo De Filippo, Luigi Dommarco, Aldo Fabrizi, Guglielmo Guasta, Luigi Illuminati, Pasquale Ruocco.
E' stato presidente dell'Asilo d'infanzia "Regina Margherita" di Sulmona, membro del consiglio della Casa Santa dell'Annunziata, della Commissione Distrettuale delle Imposte Dirette, del Comitato di Patronato per l'Assistenza alle famiglie dei detenuti, del Comitato comunale di disciplina del Commercio e della Commissione governativa della Congregazione di Carità; rappresentante della Provincia nella Scuola Professionale "Gentile Mazzara", nella Banca Agricola Industriale, nella Commissione dei tributi locali; Presidente dell'Associazione Commercianti, Socio Onorario della Cassa di Risparmio dell'Aquila.
Ha svolto un'opera attiva di promozione dello sport, finanziando manifestazioni e squadre (per tale opera giudicata insostituibile ha fra l'altro ottenuto la medaglia d'oro della Federazione Ciclistica Italiana).
E' stato Commendatore al merito della Repubblica Italiana. Nel 1968 l'Automobil Club d'Italia gli conferì una medaglia d'argento come Pioniere del Volante, in quanto possessore della prima auto di Sulmona, dal 1912.
E' morto il 13 giugno 1973.
La fabbrica e l'attività commerciale sono state ereditate dai figli Alfonso e Olindo.


Dalla Rivista "QUINTESSENZA" Anno II N.3 luglio 1964 - Trimestrale di informazione edito dalla Curt Giorgi Imes - Sesto San Giovanni (Milano). COMMENTO ALLA FIRMA DEL CAV. MARIO PELINO DI SULMONA
Per quanto possa stupire, la straordinaria firma che qui sotto riportiamo e che appartiene al Cav. Mario Pelino di Sulmona, nostro graditissimo cliente ed amico, rappresenta ai giorni nostri un elemento importante.
Infatti, nell'epoca dei complessi, del traffico congestionato, delle musiche sincopate e della pop-art, come non apprezzare e rivedere con soddisfazione la firma di un uomo così brillantemente sicuro di sè?
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